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Costretto ai box a causa di un infortunio, non ha mai smesso di essere presente ed accompagnare la sua squadra in ogni avventura, tanto da “meritarsi” (temporaneamente) il doppio ruolo di assistente/addetto alle statistiche.

Sperando di rivederlo presto in campo, vi presentiamo Gabriele!

Com’è nata la tua passione per la palla a spicchi?

La mia passione per il basket è nata all’età di 10 anni, quando frequentando la parrocchia di quartiere ho iniziato a trascorrere i pomeriggi estivi con gli amici sotto un canestro..
Al termine di quell’estate gli organizzatori della polisportiva vedendoci tutti i giorni “maltrattare” quel povero canestro, organizzarono un squadra di minibasket.
La nostra coach ci insegnò i fondamentali della pallacanestro e non solo… anno dopo anno, “suicidio dopo suicidio” ci ha insegnato la disciplina e la correttezza da portare in campo.
Ho tantissimi bei ricordi di quegli anni, delle vittorie (poche onestamente), ma anche e soprattutto di quelle partite dove arrivavamo al campo in 5 o 6, e dove sebbene combattessimo fino all’ultimo istante di gioco, ci trovavamo a fronteggiare l’inevitabile sconfitta, ed avevamo lo stesso sorriso che ci accompagnava nelle vittorie.
Purtroppo poi, a causa di un infortunio ripetuto alla caviglia, all’età di 16 anni dovetti a malincuore lasciare questo fantastico sport.

Ti sei avvicinato di nuovo alla pallacanestro da “grande”, sensazioni? 

Anche ora tutto è ricominciato per una serie di eventi casuali che mi hanno portato a riavvicinarmi ad un campo di basket. Così dopo tanti anni, alla tenera età di 40 anni, con molte perplessità “ma potrò ancora farcela”, “ma il mio fisico sarà all’altezza”, ho ripreso ad allenarmi con questo fantastico gruppo di “ragazzi” che condividono la mia stessa passione per la pallacanestro, e in poche settimane mi sono trovato ad affrontare allenamenti e partite con la stessa voglia e intensità di quando ero un quindicenne (…con qualche dolore in più forse…)
Sono solo poche ore alla settimana, ma  sono spensierate, mi permettono di lasciar i problemi quotidiani fuori dal  campo, e mi rigenerano.

Caratteristiche fondamentali di un giocatore?

Dedizione, disciplina, e la giusta combinazione di agonismo e rispetto per l’avversario. Chiaramente questi principi si elevano all’ennesima potenza quando si pratica uno sport di squadra come il nostro.

Il tuo cestista preferito? 

Vista la mia età, la risposta è scontata, Michael Jordan.
È stato uno dei più grandi di sempre..
Allo stesso modo ricordo un’altro grande campione Magic Johnson e la mia vecchia maglia dei Lakers di quegli anni.. la mitica 32!
Se dovessi invece esprimere la mia simpatia per un campione più contemporaneo dell’NBA, sicuramente direi Kobe Bryant…e quella che è per me la sua più significativa citazione nella quale raffiguro il mio pensiero: “Non importa quanto segni, quello che conta è uscire dal campo felice”

Come si riesce a rendersi utili per la squadra? 

Partendo dal concetto base che nel basket si attacca in 5 e si difende in 5… Esiste un solo modo per aiutare in campo i compagni di squadra: dare il massimo sempre, senza mollare mai un centimetro all’avversario finché ho fiato in corpo.. nel rispetto della fiducia del coach che mi manda in campo e dei compagni che sono al mio fianco.
Nello specifico mi piace molto il lavoro difensivo, pressare sempre il portatore di palla avversario, indurre all’errore ed anticipare il passaggio per far ripartire l’azione.

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